Dalla poesia Martin Pescatore, Fabio Squeo ha tratto, per
Domenico Ruggiero, una critica di stampo filosofico, che riprende in qualche modo il mondo di Domenico.
Con questa critica Fabio Squeo l'ha resa universale.
(prof. Domenico Ruggiero - 02-06-2012)
Martin Pescatore come metafora dell'autenticità dell'esistenza umana
di Fabio Squeo
Martin Pescatore rievoca i caratteri di una realtà complessa,
animata da uno spirito irrequieto, che tenta di raggiungere
un approdo sicuro su una terra franosa, in perenne fluttuazione.
E' il dolce spirito di un bambino che nella sua totale ingenuità
abbandona se stesso ai piaceri delle immediatezze.
Per il bambino, il mondo neonato, con tutto ciò che offre,
è sempre qualcosa di nuovo, una novità che fa stupire, dove
i perché commuovono, tutti, diversi e possono lasciare un
chiaro messaggio di purezza e di unità.
Ma nella successione degli eventi, il bambino afferra gelosamente una molteplicità di elementi e concetti "che potrebbero fare la differenza". Quegli elementi sono tali per cui suscitano in cuor suo un disincanto, vale a dire un modo autentico di percepire e recepire "singole icone" responsabili dei fattori differenziali e di differenzazione del "mediato".
Questo apre al bimbo, innumerevoli costitutive forme di possibili, tramandate da un impulso silenzioso e interiore.
Esso è la risposta provocatoria dettata dalla profondità di un essere primordiale, mediante il quale il bimbo autentica
la vita, la sostanzia nei suoi contenuti, apre sentieri del discernimento delle contingenze, o meglio ancora le fa
essere nell'abbraccio del tutto.
Si può vedere in Kierkergaard, che è "il creatore ad avere la
precedenza", di conseguenza i singoli elementi evoluti o involuti di quella esigua sfera dei "contingenti", contenuti all'interno di un unico e grande recipiente, non ha troppa importanza, come del resto le scienze e le sue istanze di carattere fisico-metaempirico, giacchè per il Cristiano l'esistenza autentica si pone sul piano della
Fede relativamente al modello di riferimento cristiano.
Ancora Kierkgaard scrive nel Diario:
"Considerare la scoperta al microscopo come un pccolo spasso,
una piccola perdita di tempo, va bene, ma considerala una cosa seria è da sciocchi"
Questo spiega che qualunque innovatore di cose "terrene", qualora volesse carpire attraverso la propria scienza il vero volto del Cristo cadrà nell'inestricabile groviglio dell'ipocrisia.
Ma la strada che porta alla verità è un lungo percorso di riflessione volto al conseguimento di una ricerca verso se stessi, verso il proprio rendiconto ultimativo.
Anche in Sant'Agostino si può notare che nelle sue
confessioni, rinvia la ricerca speculativa/metafisica dell'uomo in dirittura di una concezione assoluta, non in assoluto totalmente trascendente, ma un Assoluto tra noi, un assoluto che pulsa nei cuori degli uomini, dove un semplice sorriso o un concitato dibattere, nel bene e nel male è già un comprendere la totalità che porta all'universale, dove, ancora, l'apprensione e la comprensione (inquietudo e beatitudo agostiniano) sono esercizi di vita che oltrepassano i confini del firmamento.